Ipocrisie e voti
Poco “scarmazzo”, direbbe Montalbano, per la notizia che i soldi necessari a coprire l’eliminazione dell’ICI sulla prima casa vengano dalla lotta alla violenza sulle donne (e dalle strade, ferrovie e opere pubbliche in Sicilia, per essere completi). Un capitolo, quello sulla violenza alle donne, finanziato dallo scorso Parlamento, che aveva generato attese e speranze in tutte le donne italiane, troppo spesso vittime di violenza, persecuzioni, maltrattamenti.
Ma si sa, la politica “seria”, quella che ci insegnano avere la P maiuscola, è maschile. Alle donne bastano autoreggenti, lifting e l’ambizione di sposare il figlio del capo.
E così, con un colpo di mano, le donne italiane si vedono sbattere in viso una porta che per molti anni nessuna istituzione aveva voluto vedere in tutta la sua bruttezza. Perché la violenza sulle donne, in famiglia, tra gli amici, sul posto di lavoro ha bisogno di essere considerata una vera emergenza. Oltre un milione di donne, nel solo periodo gennaio-marzo 2008, hanno subito violenze fisiche. Un dato in costante ascesa che ha bisogno delle prime pagine dei giornali ma anche di fondi che aiutino le vittime a ricominciare con una nuova vita.
A questo serviva quel fondo. Ed a poco serve la promessa della neo ministra Carfagna di rifinanziamento. Non avrebbe dovuto consentirlo al punto di alzare le barricate.
Scrivi queste righe con una sana dose di indignazione (sentimento che va rispolverato in tutta fretta) e viene fuori la notizia che il consiglio dei ministri voglia inserire nel pacchetto sicurezza la cacciata dall’italico suolo delle prostitute straniere perché «soggetti pericolosi per la sicurezza e la pubblica moralità». L’idea è venuta, naturalmente, a due senatori maschi, i presidenti delle commissioni Giustizia e Affari Costituzionali del Senato, Filippo Berselli e Carlo Vizzini – e prevede infatti che nella legge del 1956 (la n. 1423) sulle «misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e la pubblica moralità» venga inserita anche la categoria delle prostitute accanto a quelle degli oziosi e vagabondi.
E non puoi trattenere l’ilarità. Questi sembrano personaggi della signorina Invernizio, involontari comici di una commedia vittoriana con regia di Pingitore. Come l’Andreotti che voleva mettere le foglie di fico ai piselli degli atleti dello stadio dei marmi per salvaguardare la moralità dei nostri giovin virgulti, questi gerarchuzzi con pancione al seguito metterebbero le gonne alle demoiselles di Picasso. Ma che non si tocchino le badanti: che si occupano dei vecchi, ingombranti, fastidiosi, inopportuni genitori. Loro, le badanti, possono restare; meglio se belle, sode, bionde e disponibili.
Al chiuso di una casa sorvegliata, hanno tutti una badante nell’armadio.


Ciao Carlo!
Che rabbia sale nel leggere ’ste cose! Ma riusciremo mai ad uscire da questa gabbia di “stereotipismo” in cui siamo ficcati?
Se ti va di vedere qualcosa di bello creato da donne fatti un salto a Matera agli ipogei di P.zza S. Francesco..c’è una mostra-mercato a favore della Caritas (Sic..) con opere di ceramica create da donne che hanno partecipato ad un corso dell’ AGEFORMA (tra cui Margherita)! Ne vale la pena..ciao
Credo di sì, anche se passeranno un po’ di anni. In fondo, siamo nell’era del consumo fine a se stesso.
Per la mostra, se non si conclude questa settimana (rientro lunedì), ci farò un salto di sicuro.
Ciao.